
Martedi
25 luglio.. parto alle 5,15 da Campobello di Mazara per raggiungere Palermo per
poi procedere con il treno per Patti.
Superato
lo svincolo di Santa Ninfa cominciano a evidenziarsi delle scene apocalittiche…
le montagne in fiamme, le campagne invase dal fuoco.. alcune case avvolte da
fiamme altissime.. gli alberi caduti sull’autostrada che in alcuni punti
presenta il guardrail deformato per le fiamme…
L’autobus giunge a Palermo e subito altre scene
terrificanti.. la tangenziale invasa dal fuoco mentre gli autoveicoli passano costeggiando quasi i roghi…. Sulle
traverse, che s’innestano sulla tangenziale, le persone in preda alla
disperazione vedono i loro terreni e le case invase dal fuoco… km e km di
fiamme..
Si
arriva alla stazione.. parte il treno per Messina.. lungo il tragitto i
funzionari delle Ferrovie avvertono che il treno si fermerà alla stazione di
Tusa, a causa di un forte incendio a Caronia, dove degli autobus porteranno i
viaggiatori alla Stazione di Sant’Agata di Militello.
Giunti
a Tusa… degli autobus nemmeno l’ombra. Le persone sono costrette a stazione per
almeno due ore sotto una pensilina con
oltre 40 gradi. Telefono alla Polizia Ferroviaria. Un centralino, molto
cordiale, mi dice che c’è un emergenza. Rispondo che alla stazione di Tusa ci
sono almeno 100 persone che aspettano dei pullman sostitutivi al sole, senza nessuna assistenza. Persone che hanno
pagato un servizio. Arrivano due pullman che conducono i viaggiatori alla
stazione di Sant’Agata di Militello.
C’è
un treno per Messina ma parte vuoto… il
personale aveva finito il suo orario di servizio.
Altra
attesa… la gente è assetata… non c’è nemmeno un bar…. Mi rivolgo ad un
funzionario della Stazione che, con grande gentilezza, rifornisce di bottiglie
d’acqua i viaggiatori.
Arriva
il treno.. ormai gli orari sono ormai svaniti nel nulla e per me sarà
impossibile da Patti raggiungere Montalbano Elicona perché l’unico autobus partiva alle 13,20. Un solo autobus
giornaliero da Patti a Montalbano Elicona ….assurdo.
In
merito c’è da dire che Montalbano dista circa 20 km da Randazzo in provincia di
Catania. A Randazzo c’è la stazione ferroviaria della Circumetnea che porta a
Catania e a Riposto.
Sempre da Randazzo ci sono gli autobus che conducono a Taormina (Giardini-Naxos). La linea Montalbano Elicona – Randazzo
fu soppressa anni fa…… un’altra assurdità.
Si
raggiunge la stazione di Patti, il caldo è tremendo… ci sono dei turisti che mi chiedono dove sia il bar.
Rispondo
che nella stazione di Pattti non ci sono servizi igienici, non c’è un bar. C’è
solo una piccola sala d’attesa, senza aria condizionata, grande come il
soggiorno di un’abitazione.
A
prescindere dagli incendi.. si parla di turismo….ma in queste condizioni? Le
frasi dei turisti sono irripetibili.
Chiamo un taxi per raggiungere Montalbano
Elicona. Anche a Patti incendi devastanti…..una strada per Montalbano viene
chiusa al traffico…
Ritornando
agli incendi sarebbe opportuno fare delle precisazioni.
I
roghi sono stati innescati quasi tutti nella stessa giornata e in punti ben
precisi come se i piromani fossero collegati in rete e seguito un piano
prestabilito.
Altro
aspetto importante…. I roghi avvengono da anni sempre negli stessi punti. Una
casualità? Non direi.
I
Comuni dovrebbero redigere una carta del proprio territorio invaso ogni anno dalle fiamme,.. il ripetersi
dei fenomeni nello stesso luogo sarebbe un valido motivo per ritenere come il
quel sito ci sia una criticità.
Forse
non tutti sanno come per i piromani ci sia la scomunica che fu
decretata da un papa Innocenzo II a causa di alcuni devastanti roghi
avvenuti nell’antico Stato Pontificio nel 1139.
Scomunica e, per
penitenza, un anno "a servizio di Dio" a Gerusalemme o in Spagna:
questo
prevedeva il Concilio Lateranse II, nel 1139, per i piromani o
"incendiari".
"Riproviamo
con tutte le nostre forze e proibiamo con l’autorità di Dio e dei beati
apostoli Pietro e Paolo - scrivevano i vescovi – la pessima malvagità
devastatrice e abominevole di appiccare incendi".
Secondo
il canone 18 (cfr. Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Edb – Bologna)
"questo
flagello devastatore e pernicioso" era peggio di "ogni altra forma di
rapina". "Chiunque, dopo la promulgazione del nostro divieto, con
intenzione malvagia per odio o per vendetta, avrà causato un incendio - avvertivano
-, o avrà incaricato altri di provocarlo, o avrà prestato consapevolmente
consiglio o aiuto agli incendiari, sia scomunicato". "Se poi
l’incendiario troverà la morte - aggiungono -, sia privato della cristiana
sepoltura".
Anche
l’assoluzione era condizionata al risarcimento "del danno arrecato",
previo giuramento
di "non causare più alcun incendio".
In più, "per
penitenza gli si imporrà di stare a Gerusalemme o in Spagna a servizio di Dio
per un anno intero".
Anche i vescovi
che avessero "mitigato il rigore di questo canone" erano avvertiti:
"riparare il danno e per un anno
astenersi dall’esercitare il ministero episcopale".
Una
scomunica che dovrebbe essere valida anche oggi. La stessa chiesa non ha mai
affrontato il problema della protezione ambientale con impegno e serietà dato
che l’uomo dovrebbe proteggere il Creato anziché distruggerlo. E’ raro sentire
un prete, nella sua omelia, parlare di ambiente.
La
vita è fatta di esperienze. Allora lavoravo in un agriturismo e ogni anno
facevo le fasce tagliafuoco per proteggere
il territorio dell’azienda e non solo.
I
terreni circostanti erano abbandonati e decespugliavo anche quei terreni per
impedire alle fiamme di colpire i terreni dell’azienda.
Il
mio impegno ebbe dei gradi risultati… si sviluppò una vasta popolazione di thimus capitatu che quando
fioriva avvolgeva l’atmosfera con il suo
profumo……. “Il timo è il respiro della montagna” diceva Shakespeare. Si sviluppò anche una bellissima popolazione
di Muscari Gussonei, una pianta che è protetta dalla CE e di stupende orchidee
selvatiche. I carrubi davano anche i
famosi “funghi di carrubo”. Eppure quella struttura era di proprietà della Diocesi.
Il
direttore dell’agriturismo mi rimproverava perché perdevo il mio tempo a
decespugliare…. Mi diceva…”lascia che bruci tutto”. Per evitare questioni
facevo questo lavoro quando nell’agriturismo non c’erano prenotazioni per
pernotti e servizi di ristorazione… un lavoro fatto quasi di nascosto.
Manca
in Sicilia la cultura della protezione ambientale.. vedere il Tempio di Segesta
circondato da una vastissima macchia nera fa veramente ribrezzo.
Vedere la Chiesa di
Santa Maria di Gesù di Palermo distrutta dal fuoco, con le sue opere d’arte, e
l’antico cimitero gentilizio colpito dal fuoco.. fa riflettere su come sia
gestita in Sicilia la protezione ambientale





Per
le povere vittime dei roghi nessun cordoglio…. Chi ripagherà la perdita di
quelle vite strappate ingiustamente alla vita?
C’è
gente che ha perduto per sempre le proprie attività agricole.. le case…..
Certo
la dichiarazione dell’on. Musumeci fa senso ed è strano perché è sempre stato
vicino al territorio come quando era
alla presidenza della provincia di Catania.
"due facce stessa medaglia che si chiama
tropicalizzazione: pioggia battente, grandinate e raffiche di vento fortissime
nelle regioni del Nord, temperature altissime oltre ogni record e venti
scirocco al Sud". E' il quadro che traccia, al termine del Cdm, il
ministro della Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.
In Lombardia, Veneto Fvg, valle d'Aosta e Piemonte "in giornate e in fasi
diverse si è riproposto lo stesso scenario che abbiamo conosciuto in parte
nelle scorse settimane in Emilia Romagna, Marche e Toscana - aggiunge - nel
comune di Lissone purtroppo c'è stato il decesso di una donna mentre camminava
in strada e in provincia di Brescia di una ragazza mentre dormiva in
tenda". Al Sud, "le regioni colpite da incendi legati a temperature e
vento sono Sicilia, Calabria e in parte la Puglia. Non si esclude possa esserci
stato qualche incendio doloso. Si indaga. Certo non sarebbe una novità'".
Forse
ancora non era a conoscenza delle vittime nel palermitano… e poi quella frase
“qualche incendio…
non sarebbe una novità..”.
È
vero in atto c’è un cambiamento climatico ma gli incendi,,, così numerosi,,, in
territori diversi… negli stessi siti da anni (come a Patti, Tindari,, nel
Palermitano) e quasi contemporaneamente non lasciano adito a dubbi…
sono dolosi.E’
normale che a causa del cambiamento climatico venga distrutta una Chiesa come
quella di S, Maria del Gesù con il suo
cimitero monumentale? E’ normale che un autogrill venga distrutto dal fuoco e
per fortuna non sono stati colpiti i serbatoi di carburante?
Le
strade in Sicilia, soprattutto quelle provinciali ( e non solo perché anche le
aiuole spartitraffico delle autostrade sono spesso percorse dal fuoco) sono in
completo abbandono… ci sono tratti dove gli alberi arrivano ad occupare la metà
della careggiata e i rovi, anche loro indisturbati nella loro crescita, hanno finito
con l’invadere l’asfalto. Il patrimonio boschivo siciliano ogni anno subisce
forte perdite.
C’è
un assoluta carenza nella gestione delle superfici boschive e degli incendi,
oltre alla sicura presenza di criminali che troppo spesso agiscono
nell’impunità. Gli incendi si ripetono sempre con le stesse modalità:
coincidenza assoluta degli incendi con le condizioni meteo avverse,
contemporaneità degli incendi in località diverse, partenza del fuoco
all’inizio delle ore serali, punti multipli degli inneschi e scelta dei luoghi
con “professionalità” da conoscitori.
La
Sicilia è la regione con il numero più alto di interventi in Italia, il 17/20
per cento del totale.
La
prevenzione degli incendi dovrebbe essere favorita dal contesto ambientale e
legislativo.
La
Sicilia ha una legge regionale che tutela non solo i boschi, ma tutto il
patrimonio vegetale; ha un corpo forestale regionale grazie allo statuto
speciale; è tra le regioni con una bassa copertura forestale, eppure è tra le
prime per numero ed estensione della superficie bruciata; ha a disposizione una
pianificazione forestale che prevede un serie di misure di prevenzione contro
gli incendi, quasi sempre inattuate.
Nel
2015 la Regione Sicilia approvò un
“Piano regionale per la
programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta agli incendi
boschivi”
aggiornato
ogni ano.
I
dati sono allarmanti e citano le cause degli incendi:
1999
– 2008… il 74,6% degli ettari bruciati con origine dolosa..
2010
– 2013….. 82%, sempre con origine dolosa
2013
– 2023….. 90% (?)…..forse causati dal cambiamento climatico? Una domanda
ironica…
legata all’assoluta mancanza di prevenzione.
Il
piano regionale aiutava a capire meglio le motivazioni delle cause dolose
attraverso una classificazione.
Le
prime due case erano legate all’eliminazione di erbe infestanti dai pascoli
attraverso il fuoco, una pratica molto diffusa in Sicilia, e l’incendio come
mezzo per eliminare alberi e arbusti su terreni da recuperare e poi coltivare.
Un’altra causa,
considerata rilevante, era la cosiddetta “industria del fuoco”, cioè l’incendio
causato
«per creare posti di lavoro nelle attività di avvistamento, di
estinzione, nelle attività successive di ricostituzione».
L’industria
del fuoco era il risultato di un’impostazione del contrasto agli incendi basata
sull’emergenza, con assunzioni a tempo determinato e turni minimi.
Nel
piano si leggeva che il ricorso a manodopera precaria e poco
qualificata, con funzione spesso più assistenziale che produttiva, aveva creato
un circolo vizioso:
«L’incendio
volontario da parte di operai stagionali può costituire lo strumento per
mantenere o motivare occasioni di impiego».
Nonostante
il piano sia stato firmato dal dirigente generale del comando del Corpo
forestale della regionale, Giovanni Salerno, lo stesso Salerno specificò che
il documento
«cita studi e
indagini statistiche che fotografano un fenomeno già presente negli anni
Novanta e che non può essere imputabile in maniera generalizzata al personale
stabile o stagionale in forza al Corpo forestale».
Anche
l’estorsione era una causa dolosa: l’incendio viene appiccato per obbligare a
pagare forme non richieste di protezione oppure per lucrare su premi di
assicurazione. L’impatto della piromania, invece, era considerato piuttosto
trascurabile.
D’altra
parte in Sicilia la “stagione” degli incendi è sempre più lunga: l’aumento
delle temperature medie annuali, l’alterazione delle precipitazioni e l’aumento
degli eventi meteorologici estremi come ondate di calore e siccità aumentano lo
stress idrico della vegetazione rendendola molto infiammabile. Tutte queste
condizioni, che fanno sì che gli incendi siano più difficili da spegnere e si
diffondano su superfici più ampie.
Furono
avanzate delle proposte come:
l’estensione
dei divieto di pascolo per dieci anni su tutte le aree percorse dal fuoco,
mentre attualmente il divieto riguarda solo i boschi; la decadenza per dieci
anni di ogni beneficio finanziario per le aziende agricole la cui superficie è
stata bruciata per un’estensione maggiore del 5 per cento; l’introduzione di
un vincolo per impedire di costruire su tutte le aree naturali percorse dal
fuoco fino a 15 anni dopo l’incendio.
«Occorre mettere
un freno assoluto, costi quel che costi, al circolo vizioso
incendio-nuovi lavori-incendio»,
«Eventuali
interventi post incendio dovrebbero essere preceduti da rigorose verifiche
sulla capacità di ricostituzione spontanea della vegetazione naturale».
Le
norme esistenti non vengono applicate o comunque si dimostrano inefficaci nel
fronteggiare un fenomeno criminoso e non climatico…..
«Alimentati dai
cambiamenti climatici e attizzati dai delinquenti, questi incendi si possono
prevenire solo con provvedimenti forti.
Da
sempre la prevenzione è scarsa o in molte zone addirittura assente: i boschi, i
prati e i bordi delle strade non vengono puliti dalle sterpaglie secche, molto
infiammabili.
Nel
2021 in Sicilia c’erano ben 18.700 forestali:
1.328
hanno un contratto a tempo indeterminato,
5.295
erano in servizio per 151 giornate all’anno,
8.774
per 101 giornate;
i
restanti 3.252 per 78 giorni.
L’età
media dei lavoratori era piuttosto alta, 57 anni, con rischi legati alla
sicurezza, ai tempi e alla qualità degli interventi.
Nel
2021 la Regione Sicilia stanziò 134 milioni di euro fondi europei per le
attività di prevenzione, ma 64 furono sbloccati solo a metà giugno e gli altri
70 non furono disponibili.
Le
opere di prevenzione non possono essere fatte a luglio, perché così sono
tardive e inutili perché dietro ad ogni incendio c’è sempre un criminale.
Negli
incendi del 20121 l’allora presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci,
chiese e ottenne lo stato di mobilitazione nazionale del sistema di Protezione
civile per chiedere l’aiuto di volontari arrivati dalle altre regioni, ed
affermò che
«per vent’anni
l’antincendio in Sicilia è stato un argomento da sindacato».
L’allora
capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ricordò al presidente della
regione che
«le responsabilità
nell’ambito di ciò che si fa contro gli incendi boschivi sono chiare: le norme
prevedono che la lotta attiva sia di competenza delle Regioni, e la lotta
attiva non è solo spegnimento, ma anche sorveglianza, avvistamento».
Sono stato in Spagna e
posso con tranquillità affermare come in Spagna la protezione ambientale sia
all’avanguardia.
I margini stradali,
parecchi metri oltre il ciglio stradale, completamente decespugliati anche nelle strade secondarie e scarsamente
trafficate. Nei boschi fasce tagliafuoco molto ampie e prive di alberi… un
presidio del territorio anche in zone isolate con la Guardia Civile.
Chi vuole accendere un
fuoco per bruciare delle sterpaglie deve prendere contatto con il Comune per
stabilire la giornata e l’ora, pena gravi multe.
Questo è solo un piccolo
modo per proteggere l’ambiente e noi siamo distanti anni luce da questi
aspetti.
Una presenza nel
territorio costante…..
Si parla di Turismo,, di
Ponte sullo Stretto quando mancano aspetti
fondamentali nella vita sociale come quella di offrire al turista
un
Ambiente a misura d’uomo
Come diceva un antico
slogan della Regione Sicilia… un ambiente verde, pieno di vita e non nero… il
colore della morte…della devastazione…

In queste immagini apocalittiche
anche aspetti a dir poco ironici che lasciano molto perplessi.
La città di Palermo ha subito in
diverse zone delle interruzioni nell’erogazione
dell’energia elettrica. Al buio anche
Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione Siciliana. La sede
istituzionale di piazza Indipendenza è rimasta energia elettrica, impedendo il
normale svolgimento di lavoro ai dipendenti e allo staff della presidenza.
Nella sede del governo regionale mancherebbe anche un gruppo elettrogeno
d’emergenza.
In quel momento
d’emergenza una carenza simile è gravissima.
Il
governatore della Regione Sicilia dichiarò lo Stato di crisi e emergenza regionale
e richiese al governo nazionale il riconoscimento della Stato d’emergenza per
gli incendi e l’eccezionale ondata di calore in Sicilia.
Il capo dello Stato Mattarella telefonò a
Schifani per essere aggiornato sulla situazione ed espresse solidarietà e vicinanza ai siciliani,
dicendosi
"disponibile a eventuali interventi, anche in prima persona, se
necessari".
Parole
gettate al vento, che sanno solo di circostanza, e nessun cordoglio per le
vittime, per chi ha perduto i propri beni, le proprie attività e per chi
svolgeva attività sociali importanti come l’Associazione “ADA” che gestiva un
rifugio per cani.
Già
le vittime.. strappate da mani dolose alla vita…
Due
coniugi di Cinosi morti carbonizzati nella loro casa:
Salvatore
Cometa di 78 anni e la moglie Teresa Monastero di 76 anni.
A
Palermo Rira Gaetana Pellitteri di 88 anni, deceduta a causa del mancato arrivo
di un’autoambulanza per la presenza di un vasto rogo a San Martino delle Scale.
Una zona, quella di San Martino delle Scale, ogni anno colpita da vasti
incendi.
In
merito alla struttura dell’Associazione ADA i danni sono ingenti.
La struttura è
stata totalmente avvolta dalle fiamme. I cani sono stati salvati anche grazie
agli operai comunali della Reset. Alcuni volontari ieri mattina sono
saliti con gli estintori e sono riusciti a spegnere l’incendio e mettere in
salvo gli animali.
“Avevamo un bel
rifugio per cani – dice
Giusy Caldo – con dei cipressi che facevano ombra ai cani. Avevamo delle
cisterne d’acqua sempre piene, avevamo un impianto elettrico, avevamo un
deposito cibo. Avevamo un deposito per i farmaci e gli antiparassitari. Adesso
non abbiamo più nulla”.
Venerdì
28 luglio
il presidente Mattarella ha visitato l’antica chiesa di Santa Maria di Gesù di
Palermo, colpita dal fuoco.
Il rogo di martedì ha spazzato via tutto, compreso il
tetto ligneo dell'antico monastero dei frati cappuccini all'interno del
cimitero di Santa Maria di Gesù.
Quando le fiamme raggiunsero il convento decine
di volontari e residenti si misero al lavoro per mettere al sicuro tutto quello
che c'era all'interno e quel che restava delle spoglie di San Benedetto il Moro,
co-patrono della città di Palermo, conservate nella chiesa del convento, e portare via le immense opere d'arte dal
ricco valore artistico-culturale.
Il
Convento risaliva al 1426, ad opera del beato Matteo d'Agrigento, la
costruzione del primo piano del convento col chiostro.
Il
convento sorgeva alle falde del monte Grifone. Attraverso viottoli e sentieri,
tra olivi, querce e mandorli, era possibile giungere a dei romitori un tempo
frequentati dai frati per raccogliersi in orazione e far penitenza. Oggi non
esiste più nulla.
Il
presidente Mattarella nella visita è stato accompagnato da Padre Vincenzo che
gestisce la chiesa.
I
commenti del presidente Mattarella?
"Una ferita
aperta"…..
……………… c’è molto
da recuperare.
Chiese
poi di…
"impegnarsi per restaurarla"……..
….. quali beni sono andati persi?......
….. quali beni si possono restaurare?
…….. le modalità dell’incendio (secondo
quanto apprende l'Adnkronos).
Forse avrebbe dovuto chiedere…
Come mai l’incendio ha colpito l’antica chiesa e il cimitero?
Probabilmente non avrebbe avuto risposte.
Sono stati gravemente danneggiati il prezioso soffitto
ligneo cassettonato di epoca rinascimentale e numerose opere d’arte. Fortunatamente salve le trenta persone che si trovavano nel convento, tutte
evacuate.
La dott.ssa Antonella Tirrito, assessora alla protezione
civile, dopo un sopralluogo, affermò che..
“Il tetto
non c’è più, tutte le pareti sono annerite, molti quadri sono andati distrutti
così come la statua dell’altare”.

Distrutto anche il coro ligneo dei frati e l’organo a
canne che vi era custodito.
Distrutta anche la preziosa statua della Madonna con
il Bambino. Una statua in legno del 1470 circa che si trovava sullo scenografico
altare.



Distrutta anche una statua dell’ 800 in legno della
Vergine Assunta ed il relativo abito riccamente ricamato, dono della regina
Maria Teresa d’Austria.
A pezzi anche il prezioso Crocifisso del seicento di
frate Innocenzo da Petralia Sottana (Petralia Sottana, 1592 – Palermo, 20
dicembre 1648) e le cui opere si trovano anche a Gubbio, Assisi, La valletta. ecc.
Gravemente danneggiati i manufatti marmorei, facenti
parte delle numerose cappelle gentilizie, ed anche i corpi di San Benedetto il
Moto e del Beato Matteo d’Agrigento.





Una
grave perdita spirituale e artistica per l'intera città di Palermo e la Sicilia.
Chiederei al
presidente Mattarella che senso abbia quella frase…
C’è tanto da recuperare
Recuperare cosa? Una testimonianza artistica e
culturale?
Non metto in dubbio le capacità dei tecnici della Sovrintendenza
ma anche i più attenti restauri non potranno mai ripristinare l’antico aspetto,
l’anima di un espressione artistica.
Sarebbe stato più giusto affermare…
Il patrimonio artistico, storico, naturalistico deve essere protetto…
preservato….
I mali si devono prevenire…..
Nella
parte più alta della località si poteva ammirare l'albero di San Benedetto, con
un maestoso tronco di oltre 500 anni di vita e definito come l’albero più
antico di Palermo (con una circonferenza massima del tronco di 3,50 m). lo vidi
decine di anni fa e penso, ammesso che
ancora fosse presente al momento dell’incendio, che sarà andato distrutto. La leggenda citava come fu piantato da San
Benedetto il Moro conficcando un bastone tra le rocce.
Il danno ambientale è ingente e, secondo il mio
modesto parere, non facilmente quantificabile.
Ci sarebbero stati ben 400 incendi in tre giorni…. Causa
della tropicalizzazione del clima a detta di qualche ministro?
Cifre spaventose--- terrificanti…. Circa 700 – 800 ettari
di bosco e 5.000 – 7.000 ettari di superficie non boschiva colpita dagli
incendi.
I danni ammonterebbero ad oltre 200 milioni di euro.
Sarebbe
una quantificazione in aumento e sarà fatta dai sindaci. Una quantificazione
che sarà difficile perché i focolai sono
stati centinaia e molto estesi, hanno interessato abitazioni e infrastrutture.
(il capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina).
Sarà
difficile ripristinare il patrimonio boschivo distrutto e ci vorranno decine e
decine di anni per ripristinare l’antica vegetazione.
Anni
fa il bosco di sughero, sopra il centro di Patti, fu colpito da un incendio. Gli
alberi su susseguivano come scheletri anneriti a testimonianza di della crudeltà umana.
Il
sughero è una pianta ignifuga e cioè ha una grande capacità di rigenerarsi
anche se colpita dal fuoco (caratteristica riscontrabile nell’ulivo, fico d’india,
vite, cipresso verde, carrubo).
Quelle
piante ripresero a mostrare delle belle chiome…ebbene martedì 25 luglio questo bosco fu nuovamente
colpito da un incendio devastante….. non è rimasto nulla… nemmeno i fusti
anneriti. Le colline sono ora una distesa nera senza vegetazione…..
Un
territorio, quello siciliano, abbandonato dalla Regione e dallo Stato.. un
abbandono che si ripercuote in modo evidente anche negli aspetti sociali.
Si
fanno proclami… si propongono progetti megalattici….. ma è solo fumo negli
occhi.
Chi
governa sembra arrampicarsi sugli specchi…e anche le opposizioni non dimostrano
di essere in possesso di progetti atti a sviluppare la protezione del
territorio e la sua valorizzazione secondo quelli che dovrebbero essere i
principi etico-sociali di qualsiasi società: il rispetto dell’ambiente e dell’uomo/donna.
Mi
viene spontaneo mettere a confronto due foto….
Quella
relativa alla visita del presidente Mattarella alla chiesa di Santa Maria di
Gesù a Palermo…

con quella che ritrae un gruppo di
pompieri accasciati su un marciapiede, letteralmente stremati per il carico
eccessivo di lavoro e il sacrificio profuso in questi giorni per far fronte
all’emergenza incendi.
Dalle
loro posture e dai loro volti emerge tutto la stanchezza. L’immagine fu
scattata a Lentini, un territorio da anni devastato periodicamente dagli
incendi, ed è emblematica.
È
la rappresentazione perfetta delle
conseguenze fisiche vissute da chi è in prima linea per salvare il prossimo e
il territorio mentre la Sicilia è divorata dal fuoco. La foto è diventata il
simbolo della lotta agli incendi in Sicilia. Ma anche a quelli che in generale
hanno interessato il Sud. Eroi stremati, eroi del nostro tempo. Una semplice
“grazie” può sembrare scontato, ma è il più sincero e naturale omaggio che si
può rivolgere ai coraggiosi uomini in divisa che vanno oltre ogni difficoltà
mettendo a repentaglio la propria vita per mettere al sicuro quella altrui.
Lascio il giudizio sul
confronto tra le due foto ai lettori….
È facile governare
seduti su una comoda poltrona, avvolti da innumerevoli privilegi, e lontani
dalla realtà circostante.
Perché non creare in
Sicilia un “Museo dell’albero bruciato”?
La mia è una domanda
ironica….


Questa è l’immagine che daremo al
turista del bellissimo tempio di Segesta e non solo…
Bravi…… Complimenti……. Siete dei
criminali….
Il tempo inesorabile
cancellerà questo immane disastro dimostrando l’insensibilità sociale che
sembra prevalere in ogni aspetto della nostra vita quotidiana.
Ho visto giovani martedì
25 luglio con i telefonini in mano ridere davanti alle immagini dei roghi
devastanti che colpivano la Sicilia e in particolare nella zona di Patti.
Ogni commento sarebbe
superfluo…..
Domenica alle ore 17,
nel Duomo di Montalbano Elicona, sarà rivolta una preghiera in memoria delle
vittime dei roghi causati da criminali senza scrupoli….
Alle famiglie delle
vittime il mio più profondo cordoglio:
-
I
coniugi di Cinisi (Palermo) morti carbonizzati nel rogo:
Salvatore Cometa
(78 anni);
Teresa Monastero
(76 anni)
-
A
San Martino delle Scale
Rita Gaetana Pellitteri
(88 anni)
Deceduta
per il mancato arrivo di un’ autoambulanza che, a causa delle fiamme, non ha
potuto raggiungere l’abitazione della donna.
Una
preghiera anche per i due “Angeli del Cielo” deceduti, per la caduta del loro Canadair in Grecia,
nel compiere la loro missione di protezione
del Creato:
Comandante: Christos Moulas (34
anni)
Copilota: Pericles Stefanidis (27 anni)
Note
Concilio
Lateranse II, nel 1139, per i piromani o "incendiari" (secondo il
canone 18)
Laterano II. Lo
scisma papale, sorto nel 1130 con le elezioni incompatibili di Innocenzo II e
di Anacleto II, ebbe fine con la morte di quest’ultimo nel 1138. Papa Innocenzo
presiedette il secondo concilio Laterano durante il periodo di aprile dell’anno
successivo, cercando di appianare una situazione tormentata. I trenta canoni
emessi dal concilio seguirono da vicino nello spirito quelli del primo concilio
Laterano ed essi possono essere considerati una estensione ulteriore del
movimento della Riforma Gregoriana. La maggior parte della legislazione fu
tratta dai canoni di vari concili locali tenuti durante i pontificati di
Gregorio VII (1073-85), Urbano II (1088-99), Callisto II (1119-24) ed Innocenzo
II (1130-43). Subito dopo molti di questi canoni lateranensi vennero incorporati
nel Decretum di Graziano. La maggior parte dell’attenzione è
in essi diretta verso la crescita morale del clero, considerando però
importante anche la cura della stessa caratteristica per i laici.
Gli argomenti / i titoli dei 30 decreti testimoniano
le caratteristiche generali: 1. Contro la
simonia. 2. Nulla può essere donato per ottenere benefici o vantaggi sacri. 3.
Nessuno può ricevere coloro che sono stati scomunicati dal loro vescovo. 4.
Coloro che non desiderano cambiare il loro modo di procedere, anche dopo avere
ricevuto un avvertimento dal loro vescovo, devono essere privati dei loro
benefici ecclesiastici. 5. I beni degli ecclesiastici morenti non possono
essere confiscati. 6. I suddiaconi che hanno preso mogli o concubine devono
essere privati della loro posizione e dei loro benefici. 7. Nessuno può
assistere alle messe dei sacerdoti che hanno preso mogli o concubine. 8. Le
suore non possono sposarsi. 9. I monaci ed i canonici regolari non possono
apprendere né il diritto né la medicina. 10. I laici non possono tenere il
possesso né di decime né di chiese. 11. Sacerdoti, chierici, monaci,
pellegrini, mercanti, e contadini ed i loro animali, dovrebbero essere lasciati
in pace. 12. I giorni di tregua devono essere osservati. 13 Sugli usurai. 14. I
cavalieri non possono prendere parte a giostre e tornei. 15. Chiunque colpisca
o eserciti violenza fisica su un rappresentante del clero, o chiunque si stia
recando in una chiesa o un cimitero, deve essere scomunicato. 16. Nessuno può
reclamare benefici per se stesso per diritto ereditario. 17. Le unioni tra
consanguinei sono proibite. 18. Sugli incendiari. 19. Al riguardo di un vescovo che assolva qualcuno scomunicato per avere
appiccato incendi. 20. I principi possono dispensare giustizia in consultazione
con i vescovi. 21. Sui figli dei sacerdoti. 22. Sulla falsa penitenza. 23. Al
riguardo di coloro che condannano i sacramenti. 24. Nessun prezzo può essere
domandato per i sacramenti, l’olio sacro e la sepoltura. 25. Nessuno può
ricevere benefici dalle mani di un laico. 26. Le suore non possono vivere in
case private. 27. Le suore non possono cantare gli uffici nello stesso coro con
i canonici ed i monaci. 28. Elezioni episcopali. 29. Contro gli utilizzatori
delle balestre e gli arcieri. 30. Le ordinanze emesse dagli scismatici non sono
valide.
Commenti
Posta un commento